TFS, ultimatum della Consulta allo Stato: riforma entro il 2027
La Corte Costituzionale lancia un nuovo e deciso richiamo allo Stato sul pagamento del Trattamento di Fine Servizio (TFS) ai dipendenti pubblici.
Con l’ordinanza n. 25 del 2026, i giudici costituzionali hanno stabilito che entro il 14 gennaio 2027 Governo e Parlamento dovranno avviare una riforma per riportare a tempi “fisiologici” il pagamento delle buonuscite.
Oggi, infatti, a causa delle norme introdotte con il Decreto Legge 78/2010, la liquidazione nel pubblico impiego non viene pagata subito dopo il pensionamento.
Le regole attuali prevedono:
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9 mesi di attesa per la pensione di vecchiaia
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24 mesi di attesa negli altri casi
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pagamento a rate se l’importo supera i 50.000 euro.
In queste condizioni, tra tempi di attesa e rateizzazione, molti dipendenti pubblici arrivano a ricevere l’intero TFS anche dopo sei o sette anni dalla cessazione del servizio.
Secondo la Corte Costituzionale il TFS rappresenta retribuzione differita, quindi un diritto economico che non può essere rinviato per tempi così lunghi.
La Consulta ha però evitato di cancellare subito la norma per non creare un impatto immediato sui conti pubblici. Secondo le stime dell’INPS, l’abolizione delle attuali regole costerebbe allo Stato oltre 15 miliardi di euro.
Per questo motivo il Parlamento dovrà intervenire con una riforma, anche graduale, che ristabilisca tempi più rapidi e ragionevoli per il pagamento delle liquidazioni.
Il tema riguarda direttamente anche il personale del comparto difesa e sicurezza, compresi i Carabinieri, che oggi sono soggetti alle stesse regole e agli stessi tempi di attesa previsti per tutti i dipendenti pubblici.