Sono «armi» non meno letali di una pistola dalla matricola abrasa. Perché una automobile-fantasma, cioè intestata a prestanome, può impedire di risalire agli autori di un reato commesso con essa, aumenta il rischio di incidenti stradali (velocità, semafori rossi, precedenze) determinati dalla certezza dei conducenti di essere anonimi, e accresce il fenomeno delle auto senza assicurazione, che mette in difficoltà le vittime e scarica sulla collettività (attraverso il fondo di garanzia per i risarcimenti) i costi dei danni.
È per questo che il Tribunale di Milano ha avuto la mano pesante (andando oltre il doppio della pena chiesta dai pm) con due imputati di essersi intestati nel corso degli anni rispettivamente 396 automezzi e 51 autovetture che circolavano invece in mano ad altre persone, e che peraltro erano gravati da 350mila euro di sanzioni per fermi amministrativi: otto anni al prestanome con più auto, un signore che oggi ha 81 anni, e cinque anni e dieci mesi all’altro.
I due, che hanno opposto appello contro questa condanna di primo grado, erano stati scoperti il 4 novembre 2020 a partire dal banale controllo stradale di un’auto da parte della polizia locale di Verona: auto risultata intestata al più anziano prestanome milanese dietro lo schermo via via di una dozzina di società fallite o cancellate o in via di liquidazione, nel complesso gravate dal debito record di oltre 20 milioni di euro verso Agenzia delle Entrate, Prefetture, Comuni e Camere di Commercio.
Da lì in poi il metodo ideato (ed esportato in tutta Italia) dal carabiniere milanese Giuseppe Conte (oggi alle soglie della pensione), e valorizzato tra i primi dal comandante Luigi Altamura della polizia locale veronese, ha iniziato ad afferrare le fila di un parco di auto-fantasma pericolosissimo, se si pensa che alla guida di una di esse ad esempio era stato trovato un latitante ricercato da un mandato di arresto internazionale, mentre su un’altra viaggiava l’ignoto conducente che a un posto di blocco aveva quasi investito un agente. E nel corso degli anni sono state almeno 20mila le auto cancellate dalla circolazione.
Adesso, dopo il versante della prevenzione, è arrivata l’ora delle conseguenze giudiziarie per i reati di falso ideologico e truffa: cioè per avere indotto ripetutamente in errore gli addetti alle agenzie pratiche auto e gli operatori del Pubblico Registro Automobilistico (Pra) attraverso compravendite simulate; e per essersi procurati, simulando un’inesistente attività di commercio di auto, un ingiusto profitto (con pari danno per l’Erario, la Provincia e la Regione) consistito nell’esenzione totale dal pagamento dell’imposta Provinciale di trascrizione al Pra del passaggio di proprietà, nell’esenzione totale dal pagamento del bollo auto annuale, e nella riduzione dell’importo delle marche da bollo previste per il passaggio di proprietà del veicolo.
«In merito all’utilizzo da parte di soggetti estranei di veicoli a loro riferibili — scrive nella motivazione la giudice Marialillia Speretta — gli imputati non hanno fornito spiegazione alcuna e, tanto meno, hanno prodotto qualsivoglia documentazione attestante la cessione a terzi degli autoveicoli» fittiziamente intestati loro. E si è anche «appurata l’assenza di qualsivoglia attività di commercio di autoveicoli riferibili ad entrambi gli imputati, unica circostanza che avrebbe potuto giustificare l’inequivocabile dato fattuale dell’intestazione di un numero consistente di autovetture in capo ai medesimi in un arco temporale estremamente ristretto». (FONTE: CORRIERE.MILANO)