«Abbiamo scelto di dedicare ai carabinieri ausiliari un comunicato a parte perché questa misura merita attenzione: offre ai giovani un'esperienza formativa unica all'interno dell'Arma, li prepara alla vita e li accompagna verso il mondo del lavoro».
Così Sebastiano Calabrò, segretario generale del S.I.U.L.CC, interviene sulla nuova figura del carabiniere ausiliario della riserva volontaria, prevista dall'articolo 93 del disegno di legge di bilancio 2027, attualmente all'esame del Parlamento.
La norma apre le porte dell'Arma ai giovani fino a 26 anni in possesso della licenza media. Dopo un corso di formazione della durata massima di tre mesi, i giovani prestano servizio per un anno, con la possibilità di proseguire per altri due anni mediante rafferma, acquisendo le qualifiche di agente di pubblica sicurezza e di agente di polizia giudiziaria.
Nei primi tre mesi, il servizio è retribuito con un trattamento economico pari a quello previsto per gli allievi carabinieri. Dal quarto al dodicesimo mese, invece, la retribuzione passa al 65% di quella prevista per un carabiniere effettivo, per raggiungere il 100% a partire dal secondo anno, in caso di ulteriore rafferma.
I numeri sono importanti: 600 giovani nel 2027 e 1.000 ogni anno a partire dal 2028. Nei bandi, fino al 10% dei posti potrà essere riservato agli orfani assistiti dall'ONAOMAC, ai figli dei militari deceduti in servizio e ai diplomati delle scuole militari.
«Per un ragazzo di vent'anni indossare la divisa dell'Arma significa molto più che svolgere un servizio», spiega Calabrò. «Significa imparare la disciplina, il rispetto delle regole, il lavoro di squadra e il senso di responsabilità verso gli altri. Sono valori che l'Arma trasmette da oltre due secoli e che accompagnano una persona per tutta la vita».
Il segretario generale è convinto che questa esperienza si svolgerà al fianco di carabinieri esperti, a stretto contatto con i cittadini e con le comunità del territorio.
«È una scuola di vita che nessuna aula può sostituire. Questi giovani impareranno a gestire situazioni difficili, a prendere decisioni e a rappresentare lo Stato con dignità. Usciranno dall'Arma diversi da come vi sono entrati: più maturi, più consapevoli, più preparati».
Il valore dell'esperienza non si esaurisce con la fine del servizio.
«Quando questi ragazzi si presenteranno a un colloquio di lavoro, porteranno con sé qualcosa che pochi coetanei possono vantare: aver servito nell'Arma dei Carabinieri», afferma Calabrò. «È un'esperienza prestigiosa e siamo convinti che diventerà un requisito particolarmente apprezzato dalle aziende, soprattutto private, che cercano persone affidabili, disciplinate e abituate ad assumersi responsabilità».
Per chi sceglie di restare, la strada è già tracciata. Gli ausiliari che non abbiano superato i 32 anni e abbiano completato almeno dodici mesi di servizio senza demerito potranno beneficiare, secondo quanto previsto dal disegno di legge, di una riserva fino al 30% dei posti nei concorsi per l'accesso alle carriere iniziali dell'Arma.
«Per molti giovani sarà il primo passo verso una vocazione: conosceranno l'Arma dall'interno e potranno scegliere di farne la propria vita».
«Il nostro giudizio è positivo», conclude Calabrò, «e lo confermeremo dopo l'approvazione definitiva della legge. Seguiremo l'esame in Parlamento e poi l'attuazione, affinché questa esperienza sia davvero formativa e valorizzi al meglio i ragazzi che sceglieranno di viverla. Il S.I.U.L.CC sarà al loro fianco, come lo è per ogni carabiniere».
Sebastiano Calabrò
